SPIDER PORK

martedì 29 novembre 2011

La filosofia del giorno


siate pazzi e non seguite le abitudini. non è detto che un qualcosa di improvvisato sia meno buona del solito.
per esempio io ora ho una bella pizza davanti, mai presa il martedì... eppure è buona come quella del sabato!



ps. tutta sta retorica per dire che non c'era gana (voglia) di cucinare



sabato 5 novembre 2011

Winter_ Tori amos

L'inverno si avvicina. anche se qui non si sente ancora...
Ho trovato la canzone giusta per dargli il benvenuto quando verrà. 




[Traduzione]


La neve può attendere
ho dimenticato le muffole
mi asciugo il naso
e metto gli stivali nuovi
sento il cuore che arde
quando penso all'inverno
metto le mani nei guanti di mio padre
e corro via
la dove la vallata è più profonda
io, bella addormentata, inciampo, e mi arrabbio
poi sento una voce:
"devi imparare a rialzarti da sola
perchè non ci sarò per sempre io a tirarti su", disse lui

"quando la tua mente sarà più matura
quando riuscirai ad amarti come ti amo io
quando la tua mente sarà più matura
perchè, sai, le cose cambiano in fretta
e i cavalli bianchi per ora sono solo un sogno"
Io ti ho detto che ti vorrò per sempre accanto
e tu hai risposto che "le cose cambiano, tesoro"

Si inizia a scoprire il mondo dei ragazzi
come quando l'inverno si scioglie
e i fiori fanno a gara per accaparrarsi il sole
gli anni passano e io sto ancora aspettando
apatica, seduta qui, tra i pupazzi di neve
Specchio, specchio delle mie brame
vorrei vedere dov'è il palazzo di cristallo
ma riesco a vedere solo me stessa
sto pattinando sopra la realtà di cui sono fatta
ma lo so, papà, che il ghiaccio si assottiglia

"quando la tua mente sarà più matura
quando riuscirai ad amarti come ti amo io
quando la tua mente sarà più matura
perchè, sai, le cose cambiano in fretta
e i cavalli bianchi per ora sono solo un sogno"
Io ti ho detto che ti vorrò per sempre accanto
e tu hai risposto che "le cose cambiano, tesoro"

I capelli si ingrigiscono,
e le fiamme del tempo
bruciano tutti i sogni nel cassetto
tu dici di volere ch'io ti renda orgoglioso di me
ed è ciò che desidero anch'io per me stessa

Lui mi disse:
"quando la tua mente sarà più matura
quando riuscirai ad amarti come ti amo io
quando la tua mente sarà più matura
perchè, sai, le cose cambiano in fretta
e i cavalli bianchi per ora sono solo un sogno"
Io ti ho detto che ti vorrò per sempre accanto
e tu hai risposto che "le cose cambiano, tesoro"

mercoledì 2 novembre 2011

Il piccolo principe e la volpe (cap. XXI)

Questo capitolo e' il piu' lungo del libro ed il piu' importante. Qui emerge il messaggio che vuole lanciare ai lettori: il valore dell'amicizia. Per la volpe significa essere addomesticata, per il piccolo principe vuol dire prendersi cura della sua rosa, la rosa speciale.
Io ho amato particolarmente questo capitolo. Da piccola perchè ero felice che il piccolo principe facesse nuove conoscenze, e ora ... dopo averlo riletto, per il fatto che è una grande risposta a tante domande. domande che solo gli adulti sanno porsi :)



In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."
"Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..."
"Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..."
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica".
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
"Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
"Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "<addomesticare>?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>..."
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo".
"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."
"Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembro' perplessa:
"Su un altro pianeta?"
"Si".




"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
"No".
"Questo mi interessa. E delle galline?"
"No".
"Non c'e' niente di perfetto", sospiro' la volpe. Ma la volpe ritorno' alla sua idea:
"La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangero'".
"La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"


"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse:
"Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".
Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".
E ritorno' dalla volpe.
"Addio", disse.


"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".
"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.




Il piccolo principe dice addio alla sua rosa (cap. IX) e incontra altre rose (cap. XX)

(...) Credeva di non ritornare piu'.
Ma tutti quei lavori consueti gli sembravano, quel mattino, estremamente dolci.
E quando innaffio' per l'ultima volta il suo fiore, e si preparo' a metterlo al riparo sotto la campana di vetro, scopri' che aveva una gran voglia di piangere.
"Addio", disse al fiore.
Ma il fiore non rispose.
"Addio", ripete'.
Il fiore tossi'. Ma no era perche' fosse raffreddato.
"Sono stato uno sciocco", disse finalmente, "scusami, e cerca di essere felice".
Fu sorpreso dalla mancanza di rimproveri. Ne rimase sconcertato, con la campana di vetro per aria. Non capiva quella calma dolcezza.
"Ma si', ti voglio bene", disse il fiore, "e tu non l'hai saputo per colpa mia. Questo non ha importanza, ma sei stato sciocco quanto me. Cerca di essere felice. Lascia questa campana di vetro, non la voglio piu'".
"Ma il vento..."
"Non sono cosi' raffreddato. L'aria fresca della notte mi fara' bene. Sono un fiore".
"Ma le bestie..."
"Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano cosi' belle. Se no chi verra' a farmi visita? Tu sarai lontano e delle grosse bestie non ho paura. Ho i miei artigli".
E mostrava ingenuamente le sue quattro spine.
Poi continuo':
"Non indugiare cosi', e' irritante. Hai deciso di partire e allora vattene".
Perche' non voleva che io lo vedessi piangere. Era un fiore cosi' orgoglioso... 


Ma capito' che il piccolo principe avendo camminato a lungo attraverso le sabbie, le rocce e le nevi, scoperse alla fine una strada. E tutte le strade portavano verso gli uomini. 
"Buon giorno", disse. 
Era un giardino fiorito di rose. 
"Buon giorno", dissero le rose. 
Il piccolo principe le guardo'. 
Assomigliavano tutte al suo fiore. 
"Chi siete?" domando' loro stupefatto il piccolo principe. 
"Siamo delle rose", dissero le rose. 
"Ah!" fece il piccolo principe. 
E si senti' molto infelice. Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l'universo. Ed ecco che ce n'erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino. 
"Sarebbe molto contrariato", si disse, "se vedesse questo... Farebbe del gran tossire e fingerebbe di morire per sfuggire al ridicolo. Ed io dovrei far mostra di curarlo, perche' se no, per umiliarmi, si lascerebbe veramente morire..." 
E si disse ancora: "Mi credevo ricco di un fiore unico al mondo, e non possiedo che una qualsiasi rosa. Lei e i miei tre vulcani che mi arrivano alle ginocchia, e di cui l'uno, forse, e' spento per sempre, non fanno di me un principe molto importante...". 
E, seduto nell'erba, piangeva. 
 


Il piccolo principe si prende cura della sua rosa (cap VIII)

Il momento in cui il piccolo principe spiega all'aviatore, narratore del libro, come si prese cura del suo fiore. Nel  bene e nel male. Pensate: un piccolo fiore teme le correnti d'aria più di una tigre, e questo ci fa riflettere sul fatto che non sempre ciò che nella realtà ci appare temibile lo è, in misura maggiore di ciò che si presenta rassicurante ai nostri occhi...



Imparai ben presto a conoscere meglio questo fiore.
C'erano sempre stati sul pianeta del piccolo principe dei fiori molto semplici, ornati di una sola raggiera di petali, che non tenevano posto e non disturbavano nessuno.
Apparivano un mattino nell'erba e si spegnevano la sera.
Ma questo era spuntato un giorno, da un seme venuto chissa' da dove, e il piccolo principe aveva sorvegliato da vicino questo ramoscello che non assomigliava a nessun altro ramoscello.
Poteva essere una nuova specie di baobab.
Ma l'arbusto cesso' presto di crescere e comincio' a preparare un fiore.
Il piccolo principe che assisteva alla formazione di un bocciolo enorme, sentiva che ne sarebbe uscita un'apparizione miracolosa, ma il fiore non smetteva piu' di prepararsi ad essere bello, al riparo della sua camera verde.
Sceglieva con cura i suoi colori, si vestiva lentamente, aggiustava i suoi petali ad uno ad uno.
Non voleva uscire sgualcito come un papavero.
Non voleva apparire che nel pieno splendore della sua bellezza.
Eh, si, c'era una gran civetteria in tutto questo!
La sua misteriosa toeletta era durata giorni e giorni.
E poi, ecco che un mattino, proprio all'ora del levar del sole, si era mostrato.
E lui, che aveva lavorato con tanta precisione, disse sbadigliando:
"Ah! mi sveglio ora. Ti chiedo scusa... sono ancora tutto spettinato..."
Il piccolo principe allora non pote' frenare la sua ammirazione: 
"Come sei bello !"




"Vero", rispose dolcemente il fiore, "e sono nato insieme al sole..." 
Il piccolo principe indovino' che non era molto modesto, ma era cosi' commovente! 
"Credo che sia l'ora del caffe' e latte", aveva soggiunto, "vorresti pensare a me..." 
E il piccolo principe, tutto confuso, ando' a cercare un innaffiatoio di acqua fresca e servi' al fiore la sua colazione.






Cosi' l'aveva ben presto tormentato con la sua vanita' un poco ombrosa. 
Per esempio, un giorno, parlando delle sue quattro spine, gli aveva detto: 
"Possono venire le tigri, con i loro artigli!" 
"Non ci sono tigri sul mio pianeta", aveva obiettato il piccolo principe, "e poi le tigri non mangiano l'erba". 
"Io non sono un'erba", aveva dolcemente risposto il fiore. 
"Scusami..." 
"Non ho paura delle tigri, ma ho orrore delle correnti d'aria... Non avresti per caso un paravento?" 
"Orrore delle correnti d'aria?" 
"E' un po' grave per una pianta", aveva osservato il piccolo principe. "E' molto complicato questo fiore..." 
"Alla sera mi metterai al riparo sotto a una campana di vetro. Fa molto freddo qui da te... Non e' una sistemazione che mi soddisfi. Da dove vengo io..."



Ma si era interrotto. Era venuto sotto forma di seme. 
Non poteva conoscere nulla degli altri mondi. 
Umiliato di essersi lasciato sorprendere a dire una bugia cosi' ingenua, aveva tossito due o tre volte, per mettere il piccolo principe dalla parte del torto... 
"E' questo un paravento?..." 
"Andavo a cercarlo, ma tu non mi parlavi!" 
Allora aveva forzato la sua tosse per fargli venire dei rimorsi. 
Cosi' il piccolo principe, nonostante tutta la buona volonta' del suo amore, aveva cominciato a dubitare di lui.



Aveva preso sul serio delle parole senza importanza che l'avevano reso infelice.
"Avrei dovuto non ascoltarlo", mi confido' un giorno, "non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e respirarli. Il mio, profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene.
Quella storia degli artigli, che mi aveva tanto raggelato, avrebbe dovuto intenerirmi."
E mi confido' ancora:
"Non ho saputo capire niente allora! Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava.
Non avrei mai dovuto venirmene via!
Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono cosi' contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare".



Il piccolo principe introduce la sua rosa (cap. VII)

Ho ripreso in mano il libro del piccolo principe. Una lettura che consiglierei a tutti. Grandi e piccoli... felici e tristi.
E' straordinario come un libro per bambini, possa essere istruttivo anche per i grandi. L'ho letto in una notte, in poche ore... constatando che siamo tutti dei "Piccoli principi", delle piccole volpi, delle rose da addomesticare; ma anche degli aviatori che fanno domande... ma non hanno risposte. Qui di seguito, ho deciso di scrivere alcuni concetti di vita importantissimi tratti dal genio di Antoine De Saint Exupery.


Siete pronti a tornare bambini, pur rimanendo grandi? :)




_(...) E se io conosco un fiore unico al mondo, che non esiste da nessuna parte, altro che nel mio pianeta, e che una piccola pecora puo' distruggere di colpo, cosi' un mattino, senza rendersi conto di quello che fa, non e' importante questo!"
Arrossi', poi riprese:
"Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda.
E lui si dice: <Il mio fiore  e' la' in qualche luogo> 
Ma se la pecora mangia il fiore,  e' come se per lui tutto a un tratto, tutte le stelle si spegnessero!
E non e' importante questo!"
Non pote' proseguire. Scoppio' bruscamente in singhiozzi.

Era caduta la notte.
Avevo abbandonato i miei utensili.
Me ne infischiavo del mio martello, del mio bullone, della sete e della morte.
Su di una stella, un pianeta, il mio, la Terra, c'era un piccolo principe da consolare!
Lo presi in braccio. Lo cullai. Gli dicevo:
"Il fiore che tu ami non e' in pericolo ... Disegnero' una museruola per la tua pecora... e una corazza per il tuo fiore... Io... "

Non sapevo bene che cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro.
Non sapevo bene come toccarlo, come raggiungerlo...
Il paese delle lacrime e' cosi' misterioso__