La linea tra malattia e cura è davvero sottile.
Come possiamo toccarci senza infettarci?
Il virus sta nel pensiero.
La mente è portatrice sana di malattia e, anche con le dovute precauzioni, ci infetteremmo comunque.
Perciò agiamo in modo che avvenga l’irreparabile.
Ciò che non vorremmo mai, ma che può portare alla fine di tutto questo.
Ricordi in metastasi.
SPIDER PORK
giovedì 28 marzo 2013
Sogno e risveglio
C’era la tua faccia ogni mattina. Anche oggi, ma i ricordi sono offuscati. non ricordo nessun sorriso, ma neanche nessuna smorfia di dissenso. Mi sono svegliata pronunciando questa frase: “È nostra e non vediamo l’altra sponda”. In realtà l’ho detta a te in sogno.
Cosa volevo dire? C’è forse un fiume da impossibile da guadare? Mi sento davvero come se il verbo “attraversare” debba implicare la presenza di un’altra persona. Ed è qui che sbaglio. Ma cos’è nostra? La riva aldilà del fiume? La sponda che è difficile attraversare da sola, ma anche assieme? Ho sempre odiato i sogni. Ci sono notti in cui ti dicono troppo e non vorresti; altre in cui ti lasciano senza risposta. Ti mettono la pulce nell’orecchio e al risveglio son cazzi tuoi. Ti dicono: “adesso interpretami e cerca di capire quale strada percorrerai oggi. Quale strada sarà la più giusta e perché. Io non sono nulla se non un sogno. Sono un tuo desiderio nascosto, e sono una tua grande paura” Ma alla fine sono soltanto sogni. Odio anche i risvegli. A volte vorrei il totem di inception. Quella trottolina da far girare e osservare. Da ormai due mesi e poco più, al mio risveglio, il mio totem è il soffitto. Gira, gira e rigira, non si ferma. Lo osservo e penso: “dormo ancora o mi sono svegliata?. Realtà o sogno?” E allora sí che capisco che quella sponda, seppur nostra, devo attraversarla da sola. Il fiume attende… i ghiacciai si sciolgono. Non sarà facile, ma devo salvarmi. Il sogno è finito.
Cosa volevo dire? C’è forse un fiume da impossibile da guadare? Mi sento davvero come se il verbo “attraversare” debba implicare la presenza di un’altra persona. Ed è qui che sbaglio. Ma cos’è nostra? La riva aldilà del fiume? La sponda che è difficile attraversare da sola, ma anche assieme? Ho sempre odiato i sogni. Ci sono notti in cui ti dicono troppo e non vorresti; altre in cui ti lasciano senza risposta. Ti mettono la pulce nell’orecchio e al risveglio son cazzi tuoi. Ti dicono: “adesso interpretami e cerca di capire quale strada percorrerai oggi. Quale strada sarà la più giusta e perché. Io non sono nulla se non un sogno. Sono un tuo desiderio nascosto, e sono una tua grande paura” Ma alla fine sono soltanto sogni. Odio anche i risvegli. A volte vorrei il totem di inception. Quella trottolina da far girare e osservare. Da ormai due mesi e poco più, al mio risveglio, il mio totem è il soffitto. Gira, gira e rigira, non si ferma. Lo osservo e penso: “dormo ancora o mi sono svegliata?. Realtà o sogno?” E allora sí che capisco che quella sponda, seppur nostra, devo attraversarla da sola. Il fiume attende… i ghiacciai si sciolgono. Non sarà facile, ma devo salvarmi. Il sogno è finito.
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